Ha fatto innamorare un pezzo di città, non solo un quartiere. Ma ora rischia l’effetto opposto, l’improvviso disinnamoramento. Scriviamo del Trastevere, il terzo polo calcistico della capitale, non certo un’alternativa a Roma e Lazio ma la romantica espressione del calcio spartano dei dilettanti, protagonista fino a un paio di mesi fa di un campionato maiuscolo, recitato in Do maggiore. Il vantaggio preso sulla seconda classificata nel campionato di serie D sembrava la logica premessa per la C, l’ascesa nei professionisti, sotto l’egida di un allenatore particolare, quel Pirozzi, già noto come sindaco di Amatrice. Poi, improvvisamente, la squadra ha iniziato a perdere partita dopo partita fino all’ultimo clamoroso crac, lo 0-3 interno contro la Pianese. Cosa è successo? Escludiamo che la squadra abbia iniziato a vendersi le partite. Il motivo è drammaticamente strutturale. Non c’è un impianto a Roma  che per le norme federali possa garantire la normale gestione della serie C. Resa edotta la squadra dello stallo, il morale è andato in pezzi. Che senso avrebbe vincere il campionato per poi rinunciare alla promozione? Solo ora ci si rende conto di quanto sia stato criminale consentire che lo stadio Flaminio andasse in malora. Era lì che si esprimeva una terza forza calcistica del passato, la Lodigiani. Tema comune anche alla pallavolo. Una squadra romana di volley femminile è stata promossa in A ma non sa dove andare a sbattere la testa. Idem come sopra per le due squadre maschili di basket capitolino che militano nel secondo campionato ma che evolvono in trasferta. Con grande pena per i propri tifosi. Sarà bene ricordarsi di queste gravi deficienze impiantistiche quando si voterà per un nuovo sindaco di Roma. Che poi è la stessa città che bramava per ospitare i Giochi del 2024. Pur con queste disastrose credenziali. Per il calcio siamo fermi all’Olimpico e agli immaginifici progetti degli stadi della Roma e della Lazio!

 

DANIELE POTO